Dormiveglia

Rispolvero una mia vecchia creazione di questi mesi: ho scritto davvero pochissimo, questo è l’unico sonetto — e forse l’ultimo per un bel po’. Si chiude un ciclo. In realtà sto cimentandomi, da breve tempo, nella scrittura di sonetti in inglese, ma non oso pubblicarli perché: ahi, la grammatica; ahi, il doppio pentametro; ahi, il suono sgraziato dell’insieme; ahi, eccetera. More like a pizza than a sonnet. Alla prossima, I. * So destare gioielli melodiosi dalle nebbie in cui in vita trascoloro e da lune di miele i cieli ansiosi e far tuonare corde d’arpe d’oro, bisbigliare oceani tempestosi salpando…

Una voce dall’oltretomba

Sono tornata, dopo mesi di disconnessione. Ringrazio molti, in particolare chi mi ha scritto messaggi, più volte, e soprattutto qualcuno che, fino a poco tempo fa, ha insistentemente messo e tolto il +segui alla sottoscritta. Anche se non ho mai risposto, sappiate che siete stati nei miei pensieri, spesso. Non ho scritto molto in questi mesi d’assenza, è stato un blackout. Ho appena risistemato la veste grafica del blog, come prima cosa del nuovo inizio. Non ho dimenticato nessuno: mi farò viva presso ciascuno, ma non adesso, non in questo preciso momento. C’è un posto, in me, riservato a voi.…

Deleted

Cos’è la poesia – forse, forse l’elicottero in caduta libera nel sangue o una metropoli cosmopolita di zanzare in giro com’astronaute sull’epidermide lunare mascherata di giullari variopinti – i poeti muoiono la notte su bianchezza d’amante. Succhiano gli eterni vampiri il po’ poco di cielo diluito, a bassa quota – l’olimpo di potenza crollato, eoni fa sostituito da divinità plurali, poi dal plurale, poi dal digitale a mo’ di puntura su gluteo senza spazi e senza punteggiature di morte, luce, infinità di senso – perduto lo scrittoio dei servi amanuensi ora notazioni sull’ipad di produzione nuova dietro la zanzariera delle…

Le foglie torneranno più lucenti

Le foglie torneranno più lucenti, dopo l’autunno che da sempre osanna il pigro dormiveglia delle genti d’ogni paese – e la morte danna chi tenta di sfuggirle, è la manna dolce per bocca negli strazi lenti, l’amare delizioso che t’azzanna quasi leccando, configgendo i denti nella sostanza rude delle piante, la morbidezza lungo colli e seni, l’espresso desiderio dei morenti d’eterni sogni d’oro, il diamante sugli occhi spenti, ogni colpo ai reni per labbra sconosciute più lucenti.

Rifiuti di(…)versi

Nell’umido le foglie non più verdi erano tutte di crinali d’oro, l’autunno d’oggi cade – rivelando viscere e frutta marcia già passata dai cieli pigolanti del sorriso, dove ogni luna sottile e contraria urla i silenzi uccisi senz’appello a noi che siamo vermi sradicati da un campo santo cieco che ci vince proprio quando vogliamo sotterrati alberi religiosi scortecciati, eterni ripuliti dalle stelle colati a picco in terra – dilatando un formicaio rosso che s’ingozza e sputa la frattaglia decomposta nell’orto dei vicini.

Pensiero in fasce

La poesia è inconsumabile. […] morirà tutto, la poesia resterà inconsumata. Un autore […] appassionato […] è sempre una contestazione vivente. Pier Paolo Pasolini Dedico il seguente esperimento sillabico al misterioso poeta conosciuto con lo pseudonimo Yoklux, la cui ironia pungente, per usare un delicato eufemismo, mi ha decisamente contagiata, nonché a tutti coloro cerchino di far funzionare i neuroni, facendo “opposizione”. « Il mondo un po’ avariato », io lo vivo centrifugando l’essenziale e l’anima lungo il ruscello bianco fuggitivo trasportato da nervi iperuranici nella miniera dove il canarino misura l’ossigeno in poesia cinguettandomi ogni verso bambino e di ritmici…

(A)simmetria

La poesia che introduco è ispirata, in fase d’inizio, a Dolcezze di Sergio Corazzini, ma il suo contenuto, svoltosi man mano che i versi venivano impilati in successione, è radicalmente diverso, mentre appena somigliante è la struttura metrica. In comune hanno il triste giglio del cielo, dai versi del poeta. Ringrazio Isabella Scotti per avermi involontariamente suggerito questo particolare “esperimento sillabico”. O donna, volevi la croce con l’asfodelo tra le mani e in sangue esiliato a lontani crinali d’oro, senza voce partorivi le grida mute d’orbite senza più una stella ed eri la serva e l’ancella d’eternità misconosciute, duchessa povera…

A Nadia

Ho letto un’altrui poesia che mi ha colpita, senza preavviso: ricevuto il permesso dell’autrice, pubblico la mia, ispirata alla sua. Mi gracidano le ali sulla schiena, d’albatri liberati goffe piume e aghi di ricci tondi sulla pelle dilatano i miei pori chini a stelle, a emisferi di cipressi e di fragole tra le mie anse ingrigite, dentro il fiume d’aria sciolta giocosi ciclamini piangono sotto nuvole di pini arcuati nel mio ventre forse gravido di pazzia che un po’ spaura l’alto nume resosi trasparente nei sentieri, e valli e piante baciano misteri dentro selvagge vene d’una rapida vibrata in do…

Ghirigori ed errori

L’orto del mio antenato risparmiava coltivando patate senz’allori più amore per la terra dei tenori salmodianti alla luna la cui bava nel sangue dell’inverno non colava che su panni di neve, al di fuori d’agri tetti di pietra, nei pudori muti e antichi di quelli capitava esigue foglie secche non spazzate non fossero altro che ori, messe d’arpe o di cembali d’obbligo intonate, filigrane di lusso già impagliate, eppure il contadino senza scarpe faceva magia vera con patate cresciute declinate nella saggezza d’uomo, ma sorgevano sotto lune magre e lui piangeva.

Il mio e-book e la mia intervista

Se Omero si sveglia di soprassalto, non è dato saperne il motivo. Irene Rapelli Pubblicata la mia intervista nel sito del poeta Flavio Almerighi, comunico ch’è già scaricabile gratuitamente e liberamente diffondibile nel web, a patto di citarmi quale autrice con link a questo blog, il mio e-book Liriche fuori di testa, reperibile anche qui. Riporto il testo dell’intervista.  1) Irene Rapelli ragazza in cerca di poesia. Perché ti è indispensabile? Poesia è creazione, il poeta è creatore. Una poesia è quasi il compimento d’una magia, perché sommuove corde vibranti in grado di meravigliarsi e meravigliare, con la rappresentazione di mondi, di…

Devianze

La seguente poesia si trova pubblicata anche nel sito del poeta Flavio Almerighi, il cui articolo è: Omero svegliato di soprassalto, inedito e intervista a Irene Rapelli. Non è luce, la luce gocciata sul fogliame è spazzata dall’uomo, passaporto di fame in fila irregolare, addosso al cimitero vagante per le città – chi lo sa, chi lo sa se mai si sveglierà quel fantasma straniero con barba e denti gialli cui vidi un occhio nero. Sorride la carcassa di lampioni e fanali, gra(da)sso portafoglio, addobbato di strass come la notte già sulle camere a gas dorata cantò « urrà, ché…

Epicentri

Stranieri ignoti nel silenzio vanno dove l’anima piuma li seduce, la notte loro brucia, baceranno morti colme di pini in fiore, luce sepolta in vette apicali, l’inganno gemma al sole nei laghi, si riduce la vista, cresce presto un sordo affanno, l’edera dolce al seno, si traduce il flauto inerpicato d’ogni nota, brusio di stelle sbriciolate in bocca, un’onda quasi quasi li distrugge, lenta lenta la musica li svuota, trotta veloce – la tempesta sbocca, nei venti amanti forse più non rugge.