Febbre lunare

Un ebook gratuito, Febbre lunare: raccolta di poesie.

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Intorno al sole

Alle porte d’autunni
la tentazione di foglie dirige il peccato
ingravidando canti piovani
con zollette per ogni soldato
morto dalle risate.
Arduo non infettare di rosso e giallo
il verso nato molle
per scarsità di clorofilla sillabica.
Gli accenti latitano, le rime sono
la moglie con le voglie alle soglie dell’uscio
di bosco scheletrito.
L’inverno sta per farsi vivo
con le intemperie e i mezzi spazzaneve.
Si parlerà invece del fallo
di luna riflessa nel lago ghiacciato
su pattini d’argento.
Tornerà di moda l’eterno
e che dire del vento?
La primavera fiore | cuore | amore
non avrà facilmente poesie in suo nome.
Andrà peggio all’estate mare | gabbiani.
In tutte le stagioni pascolano
cerve turchine in praterie di luce
tabù da nominare.

Arcobaleno

La mia luce vincerà sulla notte
guidando i seni nelle tue mani,
i respiri di sillabe interrotte
sott’acqua, sotto terra, ed emani
odore, fuoco che il silenzio inghiotte
e latrati striduli non più umani
e profumi verdi d’albe sedotte
senza l’oscurità mai s’allontani
e porterò con me i versi di molti,
i canti tremuli nei sordi azzurri,
i trapianti di fiori d’altri mondi,
e prima che tutto il pianeta affondi
nell’eterno senza l’arpa sussurri,
annaffiati i miei orti, li avrò colti.

Gra grà

Le rane saltano
con gran fastidio per lo stagno,
l’obbligo di spostarsi di ninfea in ninfea,
di masso in masso, abbarbicandosi
nei punti d’appoggio.

— Possono le rane
sollevare il mondo su un perno? —

Infelici di grilli, vermi e pesci
ruttano, inghiottono, deglutiscono.
Si tuffano nella fiamma gelida della pozza
talvolta non si sa bene perché
se non per giocare, morendo vittime
di predatori più grandi.

Gra grà — dice la rana.
Cra crà — risponde qualcuno.
Sei una rana anche tu? — domanda
nel codice delle rane. Non parla il corvo
se non dopo averla beccata, digerita
ed evacuata.

Qualcuna si mimetizza
o fugge. Ci sono agnelli rane e lupi rane
nella stessa medaglia.
Destino è saltare, arraffare
briciole di stelle, l’anima di polvere
incarnata nel cibo.

— Che senso ha
essere uomini, quand’è più comodo
se non uguale, più uguale,
essere rane? —

Come bombe
si salta in aria, le orme segnate
da un salto all’altro.

— Cosa c’è
oltre lo stagno? — c’è chi gracida
nel fiore della gioventù.
— L’universo è lo stagno — sbottano
le rane con la gobba.

Mangiare, scappare, figliare
in codice si traduce sempre con un
— Gra grà.