Una stella dopo l’altra

La civiltà dei lumi spenti
non riconosce
l’urlo ai volti neri. Non c’è spazio
sul treno scoppiato
per schiavi d’importazione, è già occupato
anche da parassiti.

Qualcuno si ripete
fra i denti « Non c’è spazio, usino
per la memoria
i colabrodi nel mare. Mangino
pomodori scartati alla raccolta. Siano pagati
con l’aria del respiro. Dormano
in un capanno diroccato. »

Muoiano
senza figli – pensa – perché non finiamo
capovolti. Il sangue chiama
nuovo sangue, terra su terra, una stella
dopo l’altra, negli stessi
luoghi infernali del passato.

Già bruciano come il sole
di campi di lavoro
invisibili ceppi ai piedi in pagine d’ombra
di capitoli bianchi.

A un anonimo

Fratelli, sto per cantare ebbre e lievi
partiture innaffiate a fine maggio.
Sto per incorniciare fiori brevi
con un esiguo, scricchiolante raggio
in controluna. Attendo si levi
la bruma celestina sopra il faggio
cui affidare i miei sogni primevi
perché s’affaccino all’incerto viaggio.
Fratelli, voglio mi si baci solo
con luce e tenebra di puro verbo.
La leggerezza che vesto traduce
le stelle nella pelle, mi conduce
ad annusare il volto ancora acerbo
d’un fiore che si stacca presto in volo.

Metafore d’accatto

Il ragno cuce trappole d’argento
in cui s’incastra l’esca fiduciosa
come l’inganno prende il sopravvento
nel cielo in cui la luna si riposa.

L’insetto che si ficca disattento
scopre la rete essere mostruosa
come il finale dal buio lamento
che parla in una stella luminosa.

Così lucciole giocano nel vento
illudendo l’estate di qualcosa
che uccide nell’autunno il suo frammento
di gioventù colorata di rosa.

Così normali fiori senz’accento
mentono all’ape troppo rumorosa
per fare caso al nudo sentimento
che bolle per la natura chiassosa.

Ed io giungo a scavare nel fermento
con l’arte d’una fiamma tenebrosa
che non muore sott’acqua, nel cimento
dell’abisso che m’ha fatta sua sposa.

Pare quasi un amico il firmamento
rivolgendo deliri all’ambiziosa
che poi traduce dal ghigno contento
una leggerezza pericolosa.

La veste del blog

Ho appena finito di sistemare il tema grafico e il risultato mi sembra decente. Ho aggiustato leggermente il foglio di stile d’un tema gratuito. In realtà, come penso qualcuno abbia già notato, è da un po’ che tengo questa veste: ieri mi sono limitata a rifinirla. Nel caso ci siano problemi con il tema, chiedo per favore di farmelo presente.

Con questo articolo, inauguro la sezione Pensieri annodati che conterrà ogni sorta di groviglio delirante creato dai miei neuroni: ciò che finora ho tenuto nascosto nel cassetto.

La nuova sezione Lettere stonate sarà il contenitore futuro di poesia, narrativa ed ebook gratuiti. Non sono molto originale con il nome delle categorie, lo so: s’accettano volentieri suggerimenti.

Il sorriso, che invio per concludere, è un’accozzaglia geometrica astratta: buongiorno.