A dicembre

Non rimpiango le foglie non più verdi
da che la vita mi nega nel fango
coi buchi nelle scarpe, né gli eterni
dell’aborto che alle stelle rimando

con il medio in fallo — queste non sanno
ma deodorano di rose gli interni
nel mio vibrato d’ossa, non mi danno
l’ossigeno pulito, ma gli inferni

tra le cellule superflue a più strati
ben m’intimano ehi, vattene via
perché lassù c’è lo spazio maggiore

e in solitudine brillano i dadi,
nei rami leggeri della magia
tradottasi da ciò che lento muore.

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