A Nadia

Ho letto un’altrui poesia che mi ha colpita, senza preavviso: ricevuto il permesso dell’autrice, pubblico la mia, ispirata alla sua.


Mi gracidano le ali sulla schiena,
d’albatri liberati goffe piume
e aghi di ricci tondi sulla pelle
dilatano i miei pori chini a stelle,

a emisferi di cipressi e di fragole
tra le mie anse ingrigite, dentro il fiume
d’aria sciolta giocosi ciclamini
piangono sotto nuvole di pini

arcuati nel mio ventre forse gravido
di pazzia che un po’ spaura l’alto nume
resosi trasparente nei sentieri,
e valli e piante baciano misteri

dentro selvagge vene d’una rapida
vibrata in do maggiore, e il giallume
di petali nelle ali è rio lunare
un giorno nell’ottobre che mi pare

sempre più salmodiare
nell’azzurro inni sordi, labirinti
di matematiche o d’antichi istinti

che l’universo colmo
più non frena.

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