O donna, volevi la croce
con asfodeli tra le mani
e sangue esiliato a lontani
crinali d’oro, senza voce
partorivi le grida mute
d’orbite senz’alcuna stella
ed eri la serva e l’ancella
d’eternità misconosciute,
duchessa povera del dio
che posò l’arbitrio qual dono
ai casi umani, in condono
alla gente che del brusio
d’occhi che serravi mai fece
nulla, ma fece d’altri lumi
motivo di gara coi numi
scordandosi di te, invece.

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