Fratelli, sto per cantare ebbre e lievi
partiture innaffiate a fine maggio.
Sto per incorniciare fiori brevi
con un esiguo, scricchiolante raggio
in controluna. Attendo si levi
la bruma celestina sopra il faggio
cui affidare i miei sogni primevi
perché s’affaccino all’incerto viaggio.
Fratelli, voglio mi si baci solo
con luce e tenebra di puro verbo.
La leggerezza che vesto traduce
le stelle nella pelle, mi conduce
ad annusare il volto ancora acerbo
d’un fiore che si stacca presto in volo.

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