A un tiro di schioppo

T’immagino bagnare latifoglie
nel lunare complesso musicato
dai cieli polverosi, lungo soglie
finite con un gioco d’impiccato

su taciti strapiombi dove ridi
prima che le tue arterie siano ascese
a forse caldi, sparpagliati nidi
dal bosco collinare, quasi accese

su un praticello d’erba dentro stelle
cui vuoi unificarti, ossi e guanti
di parti deviate, uno di quelle
prima che il timido attore s’ammanti

nella stagione eterna, vicini orti
nell’ombra sacra della poesia
manomessa salpando verso i porti
da palpebre d’esilio la cui spia

è il piccolo individuo già dannato
nel sogno raro che l’ha denudato.

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