Ti scindi, una fitta poi t’assorda
– vai a fuoco in oceani d’ombre e canti,
pitturando il finale senza i guanti
le voci mormorano all’aria sorda,

da serpi t’avvolgono con la corda
stretta al collo silenziando i rimpianti,
lavando un’onta segreta di tanti
ti congedi da una terra balorda.

Fugge la vita asciugando il torace
– chiudendo l’umida prigione a chiave
vuole la morte trovandovi pace,

ride, piange e corre, si ferma, tace
ed è già passeggera d’una nave
il cui faro oltre la frontiera giace.