Agli ormeggi, uomo

Ti scindi, una fitta poi t’assorda
– vai a fuoco in oceani d’ombre e canti,
pitturando il finale senza i guanti
le voci mormorano all’aria sorda,

da serpi t’avvolgono con la corda
stretta al collo silenziando i rimpianti,
lavando un’onta segreta di tanti
ti congedi da una terra balorda.

Fugge la vita asciugando il torace
– chiudendo l’umida prigione a chiave
vuole la morte trovandovi pace,

ride, piange e corre, si ferma, tace
ed è già passeggera d’una nave
il cui faro oltre la frontiera giace.

9 Comments

  • laversionediunpoeta

    8 Lug 2018 at 0:28 Rispondi

    Cacchio spacchi di brutto!

  • elisotta

    5 Lug 2018 at 22:43 Rispondi

    Complimenti, pregnante e delicato. Bellissimo!

  • Franz

    5 Lug 2018 at 21:36 Rispondi

    è un gran bel sonetto questo, Irene

    • Irene Rapelli

      5 Lug 2018 at 21:39 Rispondi

      Meno male, temevo di mettere in fuga tutti quanti, invece.

      • Franz

        5 Lug 2018 at 21:43

        E perché mai? Uno scritto sonoro e curato che trattiene , nella gabbia metrica, un vis vitale ammaliata dal dolore che si libera cantandolo… a me piace.

      • Irene Rapelli

        5 Lug 2018 at 21:48

        Temo che sia di contenuto troppo forte per gli stomaci deboli, per questo temo una fuga di massa. Per essere curato, lo è: lo scrissi anni fa, ma è da una settimana che l’aggiusto nei ritagli di tempo, affinando l’efficacia dei suoni e delle immagini, oltre a ciò che tu hai notato. La prima versione era molto debole e dal ritmo singhiozzante. Piace anche a me l’ultima, ma forse domani apporterò ulteriori modifiche, perché non m’accontento mai.

      • Franz

        5 Lug 2018 at 21:49

        anima inquieta … :D

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