Vecchio mio, lampadario gocciolato
dal soffitto di valli nebulose,
sei forse un’ombra nel sangue usurato
dal troppo vento di sillabe afose?
E anche se s’usa far crescere rose
tra le spine dei versi, sta in agguato
il tuo senso di morte, con le cose
svelate mai a nessuno sul fato.
Ed io, mediocre, in silenzio quasi
ti lascio nel tuo sonno, a rubarmi
lo specchio della fiaba, la bruttezza
spesso confusa con la piccolezza
e l’ironia che punge e sa baciarmi
nella bruma lunare d’una stasi.

Back to Top