Ricordo? Cosa dovrei ricordare
dell’ozio immobile a pensar l’eterno
come la colla che aggiusti le tare
in comune tra la rima allo sterno
e cieli muti? Posso immaginare
di scaldar con la mia anima l’inverno
e portar il naufragio delle bare
alle stelle, lontan da quest’inferno.
Non son che l’ombra pallida che agogni
i sassolini di strade di monti
in cui inciampi salendo lungo i fianchi
dell’utero non più verde dei sogni
perduti nel violento far i conti
con l’aguzza realtà dai seni stanchi.

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