Allucinosi

E foglie in carne e ossa vanno per ombre chiare
e forse qua ne scorgo poco se non le bare

dove la luna canta l’infinito a qualcuno
scevro della paura che blocca mai nessuno

ed è la morte amante truccatasi di luce
ad incontrarmi forse. E la mente produce

le dissonanze in ceppi trafitte dentro l’io
psicotico nel fango perché del suo brusio

non importa al pianeta, anzi quasi mi pare
d’esserne la candela o il vecchio al casolare

abbandonata al monte fra lucciole in raduno
che sbirciano me sola dare musica all’uno

e la voce drogata per le sterpi traduce
prima di gesti estremi. E la notte non cuce

ferite nell’amplesso freddo del suo brillio
che furono lo scherzo d’un fantasma già mio.