Anestetico in vena

Non so la luna cos’aspetti là,
là nello specchio che deforma il cuore
in un serpente viscido che sfa
l’anima attorcigliato nel rumore

di stelle circolanti, quando muore
l’eterno senza cielo, senz’età
d’una sfioritura monocolore
e non dialoga, non cresce, non sa

che tintinna nel sangue fulminato
il crepitare oscuro di tamburi
e foglie secche, l’amplesso dorato

nel grigiore dell’essere dannato
che maschera con un graffito muri
trasparenti di vetro sgretolato.

    1. Questa poesia evoca un serpente che s’attorciglia… ed inizia con la luna, nello specchio, per finire con muri di vetro sgretolato: è un cerchio, perché la fine si ricollega all’inizio – come un serpente, che si morde la coda. La maschera cede.

    1. Il ritmo s’oppone al contenuto. Nel precedente sonetto – Il drago ride, rinominato Illusione dorata ed eliminata la coda, assieme al povero drago – accade lo stesso, ma qui il contrasto tra la carezza nei suoni e la frusta nelle immagini – che dovrebbero produrre lo stato d’animo senza definirlo – è più feroce.

      Il rovesciamento della rima, nella seconda quartina, è qualcosa che ogni tanto mi piace provare: dovrebbe spezzare la monotonia della rima alternata, dare brio, forse.

      Buongiorno.

Rispondi