L’urlo scava tra le ossa, nella carne
refoli d’ira frantumano adagio
i tronchi piegati, sì da calarne
gli scheletri nel gorgo d’un naufragio

senza saper di preciso che farne
e dietro al velo nevoso un presagio
di luna tace e muore fra le scarne
pupille il ringhio d’un vecchio randagio:

là, dove s’intrecciano i labirinti
vissuti al crepuscolo musicale
germogliato, nei rifugi segreti,

sono acide piogge di fischi ai vinti,
mi scaccia un letterario baccanale
che non paga gli sforzi dei poeti

di sfuggire alle reti
del pescator che nei flutti già vide
la morte che con l’oblio poi li irride.