Poesie

Arcolaio

Odo aspri gorghi d’ira, venti e spine
pungermi sulle dita,
fantasmi d’ogni tempo proiettarmi
verso la cupola stellata ambita
e presto un volo senza senso o fine
circonda azzurri cui sacrificarmi.
Sto per addormentarmi
con lampi e tuoni, negli incubi ignoti
la fiamma dell’eterno mi seduce,
corrompe la mia luce
e penetra negli angoli remoti
e per quanto non nuoti
una forza mi spinge
al fondo d’oceani e, meraviglia,
con braccia sue mi stringe
la morte che arde in fiumi tra le ciglia.

18 pensieri su “Arcolaio”

  1. LuxOr dice:

    Un’emozione indicibile, che non so spiegare da quanto mi ha preso. Sono scosso nell’anima. Inoltre il tutto “racchiuso” in una classica canzone petrarchesca (di una stanza) completa di fronte con primo e secondo piede, chiave e sirma. Notevole, notevole, notevole.

    1. Irene Rapelli dice:

      Grazie per averla letta. Solo una stanza, perché la notte tra sabato e domenica non era una settimana. Ti emoziona anche per il contenuto?

      1. LuxOr dice:

        Solo una stanza, ma che stanza. Ce ne vuole infatti a scrivere una canzone di quattro o cinque stanze. E’ meravigliosa, il contenuto appunto mi ha emozionato, sono ancora scosso. Voglio rileggerla tra qualche giorno. E’ bellissima.

      2. Irene Rapelli dice:

        Grazie grazie grazie. Sono commossa anch’io, leggermente.

  2. lilasmile dice:

    Mi piace davvero molto. La ricerca di un ignoto, di una fine che abbraccia e ci rende certi dell’unica cosa certa. Non leggo spesso le tue poesie e quindi non posso valutare appieno quello che hai scritto. Ad istinto e leggendo lo sento come un canto di una donna in attesa che aspetta. Poi una curiosità: attraverso il titolo parli del filo di Arianna?

    1. Irene Rapelli dice:

      Grazie per il tuo commento. No, attraverso il titolo parlo della fiaba di Rosaspina, meglio conosciuta la bella addormentata nel bosco, che si punge e cade nel sonno fino al bacio: l’arcolaio rappresenta, nel mio titolo, una ferita dell’io, invece, che porta alla morte delle pulsioni vitali, in apparenza… fino al loro risveglio, dall’interno, anche se è un evento esterno a provocarlo. Il filo di Arianna, che tu hai citato, mi fornisce una chiave interpretativa imprevista, sai? Ti ringrazio, è come rileggere attribuendo nuovo significato. L’io, in effetti, cade in un labirinto da cui non sembra trovare facilmente un’uscita: la donna in attesa attende il risveglio d’una fiamma interiore, per orientarsi, e liberarsi fuori dalle sue mura.

      1. lilasmile dice:

        Già, deve essere una lettura diversa ma è bello confrontarsi su questo! Grazie a te e un sorriso. Lila

      2. Irene Rapelli dice:

        Un sorriso e grazie anche a te.
        Irene

Rispondi