Difendo paradisi neri,
verdi sussurranti distese
di punti e virgola stranieri,
incendi rotti a più riprese

dentro viali alberati e mari
nel passaggio aereo di stelle,
le mie vaste aperture alari
tramite i pori della pelle,

l’armonia di notti serene
in cui ulula a lune rosse
la canzone delle mie vene
colate a picco nelle fosse,

il grido alto nella tempesta
di navi cargo d’esiliati,
la pulsazione che s’arresta
nello sfondo d’occhi umiliati.