Poesie

A volo d’uccello

All’ombra corre l’erba sotto al vento
e con fradice ciglia soporose
il merlo canta grave del momento
in cui cocci di stelle tra le rose

al cielo danno indietro le sue cose
rigettando le spine senz’accento
che l’anno dona loro melodiose
ma l’estiva prateria non d’argento

si rannuvola stretta ai propri campi
e girando lo sguardo alla mia terra
mi dirigo a viuzze tenebrose

e mi pare di scorgere più lampi
nel fango dove l’essere dà guerra
che in collassi di vacue nebulose.

*

Ringrazio LuxOr per avermi dato, con un commento alla precedente poesia da me pubblicata, l’impulso a tornare a scrivere: si passi dal suo blog, per favore, perché vi inserisce contenuti che a volte sono diamanti.

*

Un sorriso,
Irene

Poesie

Cimitero di stelle

Alle porte la notte e il salmodiare
irreligioso di popolo cieco
crivellano nel sangue e vana l’eco
si produce al cammino delle bare

sotto la terra fino a germogliare
dove un uomo l’osserva, ma di sbieco,
con terrore si possa indovinare
in lui la fame di morte: lo spreco

non consiste nel gesto del suicida
ma nella potatura del suo fiore
con umiltà innalzato sull’altare

divinamente muto, nella sfida
di sconfessare il taciturno orrore
che col suo grido ci torna a chiamare.

*

In ricordo di Noa Pothoven.

Poesie

Figlia della notte

Sto volando! Non sembra quasi vero
abbia ali rumorose più di stelle
con le palpebre chiuse. E da quelle
farfalle musicate nel pensiero

m’esilio poi nel paradiso nero
in cui m’avvolgo senza l’altra pelle
lasciata a terra. Ed ebbra ribelle
già ballo nuda sul mondo straniero.

Ali selvagge scacciano la morte
ogni volta che il sangue nelle vene
m’illumina lo spettro con l’eterno

fuoco promesso giuntomi alle porte
per risvegliarmi senza le catene
la pulsazione in arresto allo sterno.

Poesie

Prima pietra

Lasciatemi cantare alla follia,
dare fuoco al mio sangue col tamburo
rapito al verde picchio sulla via
del sogno lunare, col passo oscuro

vibrante a polisensi del futuro,
poi linciatemi – illustre giuria,
se del parere vostro non mi curo:
da tempo brillo nell’aria natia.

Canto nell’ubriachezza della luce
col passo fermo al crocevia stellato
dove non temo di precipitare:

qui, germogliano voci e si traduce
l’illeggibile simbolo spezzato
che s’usa rinchiudere nelle bare.

Poesie

Relatività personale

Lancette curiose
pigolano al vespro. Non mi piace
l’orologio al polso, imperatore
d’attimi regolari, bensì il tempo
gobbo, ripido, comico. L’ignoto
signore del latifondo, il canestro
in cui scende il pallone lanciato
accelerando, inseguendo i morti
attesi da stelle passate prima
che lui ed io – che palleggio – nascessimo.
Ogni volta che gioco
perdo tempo. E mi piace davvero
far rimbalzare le sfere, luccicare
come le caramelle nel suo stomaco.
Dopo ogni lancio
arretrando non recupero il tempo
ma prendo la rincorsa
finché il pallone ed io non ci sgonfiamo.

Poesie

Il nido dei serpenti

È l’Africa. Il seno da cui nacque
la scimmia curva sull’erba bagnata,
il colle rigoglioso dove giacque
ogni donna pelosa, poi l’armata

diretta al nord polare a filo d’acque
nella strettoia perlopiù ghiacciata.
La testa bionda, si dice, non piacque
finché la pelle non si fu sbiancata.

La nostra specie è vana — rade tutto,
compresa la preistoria, la sapienza
di homo, emigrato, farabutto

a casa propria, dove un solo frutto
si distribuisce, in frode e coscienza,
ai miliardi d’un pianeta distrutto.