Irene Rapelli

Allucinosi

E foglie in carne e ossa vanno per ombre chiare
e forse qua ne scorgo poco se non le bare

dove la luna canta l’infinito a qualcuno
scevro della paura che blocca mai nessuno

ed è la morte amante truccatasi di luce
ad incontrarmi forse. E la mente produce

le dissonanze in ceppi trafitte dentro l’io
psicotico nel fango perché del suo brusio

non importa al pianeta, anzi quasi mi pare
d’esserne la candela o il vecchio al casolare

abbandonata al monte fra lucciole in raduno
che sbirciano me sola dare musica all’uno

e la voce drogata per le sterpi traduce
prima di gesti estremi. E la notte non cuce

ferite nell’amplesso freddo del suo brillio
che furono lo scherzo d’un fantasma già mio.

Espiazione

E sempre luccicavi cuore | murato fra le spine tacite | d’alte recinzioni di ferro | quasi di un’elettrica febbre | nella siepe atonale retta | sulla croce dal nudo martire | e mani storpie perforavano | gli spazi all’ombra di grottesco | obliato forse dalla psiche | perché il sangue fatto di luna | nuotasse nel morbo di pioggia | la notte dei capri sgozzati | i cui resti mortali urlavano | trascinati in sabbie e falliti | nell’intento di scrivere ebbri | sulle scale celesti asperse | le lacrime e i fruscii secchi | dal sordido finale estinto.