Poesie

Il nucleo

Il blu, il rosso, il giallo, un bianco
miscuglio d’ossimori tramontati
nel paesaggio pittorico ai lati
d’ipotetiche figure – arranco (!)
in cerca d’incipit inviolati,
una fattispecie di porto franco
per il vascello assalito dal branco
in conche degli interstizi stellati.
Lungo il tragitto mi scindo nel prisma
scomponendo l’albero in sua radice,
la radice in seme, il seme in terra,
la terra nel magma e nel cataclisma
all’indietro senza fine. Si dice
sia molto molto vicina a una guerra
di big bang, una guerra
interna alle masse forse divina:
io stessa mi sciolgo nella fucina.

Poesie

Senso diminutivo

Le neuropillole da manducare
si somigliano un po’ tutte da fuori
– capsule e compresse e usuali colori
e le stelle più lunghe da contare.
Se in gocce diventano spessi dolori
– martellano i giorni, gli anni, la morte
e sono il divario tra noi e porte
a girandola e la pietà da fuori
di chi scherza nella misera sorte
d’animali da circo messi in gabbia
ricucita con garze e con manette.
Reagiamo noi alla folle malasorte
e le bave alla bocca per la rabbia
sono foglie di verità non dette
– di notte le civette
fanno più paura delle camicie
agli alberi cadute alla radice.

Poesie

Quasi tace

Le stelle che m’abitano la mente
nuotano in calmi oceani di morte.
Sono ante spalancatesi sul niente
immaginate come grandi porte
ma in realtà la luce sta solamente
viaggiando dentro le pupille corte
e chi ne canta la bellezza mente
perché queste sono la cassaforte
del sogno degli uomini sulla vita,
il polmone rinfrescato nei campi
dove il desiderio per sempre giace
e il muscolo battente quasi tace
inginocchiato, disperando avvampi
nel luogo forse della dipartita
la fiamma ormai finita
nel rogo che conduce a un cimitero
vestitosi già di colore nero.

Poesie

Il niente

O poesia regina, o fiammante
passero fra le tante
correnti d’aria piene nel frastuono
dei lampi, o ultimo pensiero errante
prima del sonno aliante,
ascolta le foglie e il pallido suono
dai seni della collina tua amante.
Mormora un poco andante
un messaggio alla luna sotto il trono
e ti chiama pregandoti un viandante
per la quïete urlante
senza curarsi più del tuo abbandono.
O mia sinuosa tenebra, rispondi
presto, tu che confondi
le maree, tu che sei l’arpa eterna
che l’universo iberna
canta prima che la terra sprofondi
nel muto abisso che il niente governa
e pace non alterna
al conflitto, prima che lama affondi
nella carne dei mondi
e nella lancinante voce interna.

Poesie

Poeta oggi

Come un catetere
appeso alla vescica
colgo fluido scartato
nella passività

e quando scoppio
irradio la bruttezza
traendo il pus
dorato nella notte

accumulando
ogni umana tossina
il corpo abbia abortito

impiccandomici
in embolia verbale.

Sono sul comodino
i fiori gialli.