Il bianco

Numeri in fila indiana sulla porta
lasciano gli indumenti dignitosi
e nudi innanzi all’uomo, bisognosi
indossano la neve che supporta
il meccanismo d’ogni patria morta
sotto freddi lampioni, sono sposi
d’un silenzioso bianco, rumorosi
piedi neri d’inverno sotto scorta
e non v’è dio che salvi l’aguzzino
dall’apposizione di quel sigillo,
la fatica dei pasti che riduce
velocità nel lavoro meschino,
fiammate stellanti di gas, lo squillo
dal filo spinato sotto la luce.

La montagna

Le fragranze dei pini martellano la casa
portandovi clangore d’inerte solitudine
esistente e l’ebbrezza d’ogni morte e travasa
dall’alta recinzione l’inconscia moltitudine
ed è quasi picchiare con un’aguzza incudine
sulla testa di cielo la prigioniera evasa
oscillando pian piano nella similitudine
di labirinti al freddo di luna che si sfasa
nell’argento fremente sciolto in cima all’abisso
degli aghi conficcati dentro un sangue rovente
di vette abbandonate nel buio ove l’amore
dello sguardo ghiacciato come la neve e fisso
al centro del nonsenso profumava di niente
ogni luna ubriaca di quel suo alieno cuore.

Dormiveglia

So destare gioielli melodiosi
dalle nebbie in cui in vita trascoloro
e da lune di sangue i cieli ansiosi
e far tuonare corde d’arpe d’oro,
bisbigliare oceani tempestosi
salpando dalle labbra, da ogni poro
d’una cornice storta sotto ipnosi
colma di ragnatele, ne divoro
la luce, dentro l’ombra non più verde
svesto rugosa pelle di farfalla
perché torni polvere luminosa
ogni grammo che, forse, si disperde
nel perfetto silenzio, là si balla
al gioco d’una morte che riposa
ed io divengo sposa
di bandiere fiammanti nella notte
che mi tracima, dentro le sue lotte.

Le foglie torneranno più lucenti

Le foglie torneranno più lucenti
dopo l’inverno che da sempre osanna
il pigro dormiveglia delle genti
d’ogni paese. E la morte danna
chi tenti di sfuggirle, è la manna
dolce per bocca negli strazi lenti,
l’amare delizioso che t’azzanna
quasi leccando, configgendo i denti
nella sostanza rude delle piante,
la morbidezza lungo colli e seni,
l’espresso desiderio dei morenti
d’eterni sogni d’oro, il diamante
sugli occhi spenti, ogni colpo ai reni
per labbra sconosciute più lucenti.