Autobiografia

Tra i platani stormiscono gli uccelli
e la città sfreccia tra luci rosse
e poi la stampante, spenti gli ugelli,
singulta con le brevi ultime mosse.

La felicità dei giorni più belli
è qui, a un granello da oscure fosse
di stelle, di carta. Cucio brandelli
di pelle, come se nulla più fosse

e respiro quella felicità
intossicando i polmoni stracolmi
d’inchiostro. E alla fiamma d’un sonetto

quel che mai avevo digitato o detto
illumina siepi al di là degli olmi,
l’immaginaria nube d’irrealtà

che, presto, se ne va
nella morte che albeggia, cura e vive
nomi dall’altro lato delle rive.

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