Non è l’inferno. La temperatura
supera i 30, diretta ai 40.
Chi può, va via, là dove la frescura
s’accoppia al mattino al gallo che canta.

Qui, la sera, l’ubriaco si schianta
o brinda per ore senza paura
che la nonna l’innaffi (grande santa)
con insulti veementi – censura.

Chi può, va via. Più spesso fugge al mare
che nell’alcova d’un gallo cantante,
ma ben poco m’importa, oh, davvero.

Mi diverte lo strazio ohibò sincero
di chi poi torna alla città rombante.
Gli dirò, a lettere molto chiare:

« Resto tra le zanzare
conscia il viaggio sia l’altro naufragare. »