Poesie

Finzione

Ti credo se accusi la morte
sulle rive nebbiose d’eterni
andando a ritroso nel tempo lunare
essendo solo un omaggio
la tempesta di labbra tremanti
per vie ardenti oscure.
Le stelle ti bramano vivo per sempre
nel loro giochetto perpetuo,
nel loro giaciglio solenne per l’ego.

Encefalogramma piatto

Non sento musica dentro né fuori.
Le stelle sono nere / nei campi luminosi.
Non percepisco più molti colori.
Non guardo in cielo grappoli acinosi.

Non so dire più nulla / se non rime noiose
e sono il pesce morto
d’una febbre elettrica che l’opprime
con scariche letali verso il porto.

Sono caduta nella rete fitta
che uccide pure crostacei, molluschi
e le parole sono più difficili
di segni arabi, cinesi ed etruschi.

Non so fare di meglio
e non so più scrivere / perché non so più leggere
le cicale e i firmamenti
che immagino contenti / purché li lasci in pace.

Non sento più l’odore di muffa al muro
né cellule porose.
Non penso nulla di nulla.
Galleggio / in cerca di mangime nell’acquario.

L’uva m’è amara, vorrei bere vino
nel brivido d’eterno che inspiravo.
Non mi ricordo più
cosa cantassi

e la finzione d’onde / è cianuro.