Poesie

Uguali e conformi

Bravi a norma di legge
tacciono cose. I rami più secchi
cedono spazio a fasci tesi
già pronti a guerre per i cieli
di mercurio, a lasciti di canna
nei fossi. Sulla luna
gli alfieri bagnano templi e clangori
usurpando i pedoni, la scacchiera
cementificata dai promessi ori.
Dopo capita non siano compresi
testi e fogliami di sangue fiorito
simbolo d’un martirio. Siano accesi
gli screzi intonacati di mentito
benessere, le croste analfabete
incartate in ermetismi volanti e sepolte
da spari senza meta.
Non vedo, non sento, ma parlo: quanti
e non esisto? I matti soli
non hanno voce.

La grigliata

Siamo le trote evase dal ruscello
attaccate alla lenza pescatrice
illuse nel suo gioco.
L’animale ci pesca, noi crediamo

la poesia nell’aria, abbocchiamo
felici pesci rossi, ed amiamo
sino all’ultimo l’arpione fatale
e diciamo: r-esisto, quindi l’amo

immagine d’uccello sfigurata
nel giaciglio del fiume deformata
da scorrimento d’acqua traspirata
nelle branchie, nell’insenatura

l’assedio degli istanti in successione
linee rette tese ad infinito
parallele illusioni dell’unione

intersezioni improbabili sempre
quando ci dimeniamo sollevate
da pesantezze liquide
e fugate

membra polpose così destinate
alla cottura in quel d’universale
smarrendo il senno presto poi vediamo

le stelle essere eguali alle lenzuola
di nuotate alla noia, cercavamo
un letto differente, e moriamo

scoprendo l’animale essere il reale

poeta, uomo
lordatosi nei fanghi
entropie nel bagnato senza ranghi,
ceti, razze, età, né congiuntura
di ricchezze, né supposta
virtù

e con le pinne all’insù già friggiamo
gridando ancora — l’amo l’amo l’amo,
sì cara m’eri boccia.