Poesie

Amen

L’aorta si fora
appena appena
quando allo sterno ciocchi turchini
e peci di stelle rabbuiano l’anima
e foglie risplendono grigie

né gialle né rosse
sotto falangi di lune d’autunno
né scheletri arsi
di rami fissi ghiacciati l’inverno
con il sangue pallido dentro il tronco

e scopro d’avere più firmamenti
nell’alveo di cuore già sottovuoto
dove non predicano albe notturne,
solo clangori
di fiamme apparenti,

le costole votate al cielo,
la bocca socchiusa
nel furto d’aria
e le ante all’olezzo di fiori marci
nell’urna da più d’un semestre fa.

Ironia

La smetto con le stelle. Canterò
le cicale e la polvere nelle ossa
e il sangue virulento di poesia.

È tempo di compiere la magia
di spegnere le luci nella fossa
ed allora canterò, canterò

i lampadari al neon per il mondo
con i fanali d’auto nella lista.
Se da lontano s’aguzza la vista
non è forse il nostro pianeta biondo

a truccarsi di lucciole più a fondo
d’ogni sfera celeste sulla pista?
L’astronauta è quindi l’artista
a scorgere più d’altri nel profondo.