Come formiche certi se ne vanno
avanti e indietro nel sangue dei campi
e quasi né morte né vita sanno

di chi siano le allucinate forme
già pronte all’atto, al niente vitale
e forse a ricalcare tragiche orme

di tempi coniugati al trapassato
e mi domando che sia mai quel punto,
quel brivido nella luce, un fiato

di grazia farfalla sopra irti lampi
che in mezzo a loro si leva piangendo
come fiamma che sott’acqua divampi,

e d’altri insetti miopi non mi curo
né del violento picchiare di torme
ma nella sua traiettoria perduro

e saltando le siepi e le paure
il vertice degli alberi mi svela
l’incavo di cieli e di serrature.