Ogni volta che cadono le foglie
la mia arpa fa rintoccare arie mute
ed echeggiano queste sulle soglie
oltre il faro di navi e oltre la rupe

gettata sull’inferno in cui si scioglie
la remora di cose già vissute
e il viandante nel fango allora coglie
la natura fra le tinte più cupe:

d’anime che vanno per spazi immensi
là dove le stelle son come loro
e l’eterno sì piccolo gli appare

e le ombre del tragitto sono chiare
e sente in petto crepitare l’oro
ben più vicino di quanto si pensi.