Un giorno rimarrò
il germogliato scheletro
di qualche anonimo ramo stradale,
per allora sarò

stellante dissonanza
che percuoterà gli atomi nelle orbite
e al bivio del finito
mi dirigerò poi

a farmi pietra nelle fondamenta
d’immaginati oceani,
un’allucinazione
cenestesica del primo dei canti

e da lì partiranno
i mattoni e la calce
per edificare la nuova casa
non di marmo, impura

come un’onda fognaria
e friabile e smorza la foschia
avvolgerà le strade
e improbabili cirri

di un’altra era.