Poesie

Cimitero di stelle

Alle porte la notte e il salmodiare
irreligioso di popolo cieco
crivellano nel sangue e vana l’eco
si produce al cammino delle bare

sotto la terra fino a germogliare
dove un uomo l’osserva, ma di sbieco,
con terrore si possa indovinare
in lui la fame di morte: lo spreco

non consiste nel gesto del suicida
ma nella potatura del suo fiore
con umiltà innalzato sull’altare

divinamente muto, nella sfida
di sconfessare il taciturno orrore
che col suo grido ci torna a chiamare.

*

— Dedicata a Noa.

9 pensieri su “Cimitero di stelle”

  1. Un cielo vispo di stelle dice:

    Bella.
    Uno di questi giorni torno a leggerti con calma. Da troppo te,po non torno sulle tue pagine.

    1. Irene Rapelli dice:

      Sono stata assente di nuovo, per quasi tre mesi. Torno a leggerti a mia volta, con piacere.

  2. tachimio dice:

    Concordo con Nadia cara Irene. Quel verso è splendido. E perdonami se io mi azzardo ad interpretare quella ” potatura del suo fiore” pensando allo stupro. Tutte le violenze lasciano un segno, ma la violenza perpetuata su una bambina credo sia la peggiore tra tutte. Ecco perché riesco a comprendere il suo percorso di vita fatto di fragilità interiore. Quella potatura fuori tempo , l’ha segnata senza via di scampo. Non voglio dire altro, tranne una cosa sola. Mi auguro che tutti coloro che le sono stati accanto da quel brutto momento ad oggi, non abbiano lasciato nulla di intentato per recuperarla alla vita. Se così non è stato, povera ragazza. Un abbraccio e buonanotte. Isabella

    1. Irene Rapelli dice:

      Anch’io con “potatura del suo fiore” ho pensato allo stupro, ma il fatto è che più rileggo e più mi vengono in mente altre interpretazioni, marginali ma comunque attinenti a uno sconfinato dolore. Non sono dello spirito giusto per esternare il tutto, in me c’è un peso, un orrore, non indifferente. Sul fatto che sia stato tentato tutto il possibile per restituirle la voglia di vivere non mi esprimo, perché non conosco i fatti, ma solo notizie riportate in modo distorto: se, però, mi basassi sulle statistiche che ho per conoscenza diretta, direi che quasi mai si faccia abbastanza per chi soffra di quel tipo di male, ma, anzi, chi appartiene a questa categoria viene emarginato, deriso, stigmatizzato… condotto in modo o esplicito, o più sottile, a gesti estremi.

      Buonanotte, un abbraccio.

      Irene

      1. tachimio dice:

        Concordo con te mia cara. E’ davvero così, ed è una grande tristezza sapere quanta solitudine interiore vivano tutti coloro che hanno subito questo tipo di violenze e quanta incapacità o voglia ci sia da parte di tutti, anche talvolta negli stessi operatori del settore, di aiutarli. Mai si dovrebbe ” rifiutare ” la vita, perdere la speranza di poter rivedere un giorno la luce. Soprattutto se a perderla è una ragazza di soli 17 anni. Dormi bene cara Irene. Baci. Isabella

      2. Irene Rapelli dice:

        Temo dormirò invece male, ma apprezzo ugualmente l’augurio finale. A presto mia cara, Irene

      3. tachimio dice:

        L ‘ho immaginato ma ci tenevo a lasciarti un buon augurio. Ti abbraccio e ti sorrido. Isabella

  3. sibillla5 NADIA ALBERICI dice:

    bellissimo…lo spreco non consiste nel gesto del suicida ma nella potatura del suo fiore…stupenda poesia!

    1. Irene Rapelli dice:

      Sì – e con la “potatura del suo fiore” si possono intendere molte cose, tra loro diverse, non in antitesi, tutte finite in tragedia, in più d’un modo. In realtà, ho scritto, prima, questa poesia facendomi guidare dall’inconscio (per modo di dire) e solo dopo ho pensato a Noa, rileggendola: come se sia un metodo, mio personale, di tradurre un mio “taciturno orrore”. Più la rileggo e più sento un peso, in me, senza possibilità di liberazione, neppure guardando al “cimitero di stelle”.

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