Clarinetto jazz

Nel dormiveglia ricordo bizzarre
voci di legno, le primule rosse
dare la nota maggiore e sottrarre
in un raschiare crostoso di tosse
l’ancia lunare a riposo a chitarre
nude di rami sonanti, le fosse
oltre i limoni fragranti protrarre
l’inno d’amore rinato, le scosse
d’un terremoto nel cuore succhiare
come un elettrico nulla vitale
posto a sigillo del pane e del tempo
non meritato, rubato alle bare
fra cui credevo portasse lui il male
io, naufragata lì per contrattempo.

21 pensieri su “Clarinetto jazz

    • L’ho suonato così tanti anni fa che non ricordo proprio come sia fatto, a momenti. Devo andare a cercarlo, deve avere strati di polvere e ragnatele da scrostare. Un sorriso.

    • Il mio è chiuso nella sua custodia davanti a me, ma l’ultima volta che l’ho ricomposto e provato a suonarlo ne è uscito un suono così disarticolato e allarmante che ho dovuto avvisare i vicini che non avevo sgozzato nessuno 🤣
      Grazie del sorriso, ricambio di cuore 😊

    • Anche il mio sta nella custodia: tempo fa, provando a suonarlo, ne è uscito un suono terrificante. Credo dovrò ricomprare, se inizierò di nuovo. Un altro sorriso, ciao.

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