Nel dormiveglia ricordo bizzarre
voci di legno, le primule rosse
dare la nota maggiore e sottrarre
in un raschiare crostoso di tosse
l’ancia lunare a riposo a chitarre
nude di rami sonanti, le fosse
oltre i limoni fragranti protrarre
l’inno d’amore rinato, le scosse
d’un terremoto nel cuore succhiare
come un elettrico nulla vitale
posto a sigillo del pane e del tempo
non meritato, rubato alle bare
fra cui credevo portasse lui il male
io, naufragata lì per contrattempo.

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