Calabroni
s’accozzano qui e là
in lampadari di finto cristallo.
Come gli insetti nel salone ronzo
– a lume spento.

Va di moda il più nuovo pianoforte
ed io al clavicembalo
insisto, insisto. A corde rotte suono
la nera pestilenza. In bocca frullo
l’antico cra crà di corvi.

Fuori tempo
fa muffa nel dorato
barocco una cicala.
L’ago magnetico sfarfalla, cancella
tutto, trallallà.

Poiché ha fine l’assurdo
muro fra me e l’eterno, poiché
mi stanco della solfa
sgocciola nelle mani il cuore orrendo
della verità.

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