Poesie

Coccodè

Il trapano: mi penetra le orecchie | il suo martello cupo. Nella psiche | si fa presto martirio, le formiche | rosicchiano meningi, catapecchie | dove ha spazio il pensiero. Poi le vecchie | sulla panca d’una chiesa pudiche | additano il piccione, le molliche | gettate da qualcuno, e parecchie | mi si fanno vicine in quanto giovane | senza rispetto. Latrano: che rime, | ci sembrano patate nella cesta. | Poi sembra che una mi stacchi la testa | ed io corro veloce, poi m’opprime | il bercio torbido verso la giovane | presa per tale: Gio-va-ne! | Un nembo canta pioggia che m’è affine | ma rischio la sorte delle galline.

16 pensieri su “Coccodè”

  1. LuxOr dice:

    Bellissimo questo sonetto che indossa una veste diversa. Molto originale.

    1. Irene Rapelli dice:

      Terzo commento finito in Spam, e me ne sono accorta solo stamattina a quest’ora. Ho cambiato la veste del sonetto per fare scorrere la lettura. Le rime delle quartine sono “brutte” apposta (iche, ecchie) per fare allitterare il versaccio del coccodè con un effetto di burla: non so se l’effetto, però, sia riuscito.

      1. LuxOr dice:

        Per la spam comincio a preoccuparmi. Per me non brutte ma coraggiose e logiche come infatti mi stai spiegando. Ho sentito benissimo l’effetto di burla, almeno per quanto mi riguarda.

      2. Irene Rapelli dice:

        Meno male: si deve sentire.

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