Come Totò

Lettere ambulanti
mi sbrodolano addosso, da fogli
di calcolo taccagno
i vomiti fanno i guitti fanfaroni
ed è un volo di calabroni
lo sfottò che mi crocchia nella bocca, il verso
a Rachmaninov di canzoni
senz’arte, parte e il giro giro tondo
nell’ombelico orbo
da cui spio l’umanità tremebonda
nell’orgasmo virale.

Sono la peste
che sale al fegato quando t’opprime
l’aria nauseabonda di sedicenti
autori, che tamburellano
la mancanza di mezzi
di genio, pronti ad acciuffare l’urlo
mutandolo in coriandoli d’argento, tutto
purché la vena scialba metta
l’indice dentro la gallina vergine spillando
oro, come in strade già calpestate
da cerretani.

Il cavaliere errante
costruisce il suo personale
mulino a vento — è tempo di chiudere le ante
come Totò sullo sfondo
a gettare concime alla poesia.

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