Profuga nel silenzio
rimiro ancora l’improbabilità
che la moneta, trottolando
indecisa sulla maschera
di una faccia, profumi dal cuore
alla bocca, al vuoto, alle incolmabili
distanze di pane secco, alle briciole
inchiodate al suolo all’eterno
pugno di mosche.

L’azzurro esplode all’imperfetto
pallore annodato in gola
dove fantasmi e demoni
sfiorano la corda estranea dell’utero fecondo
che germoglia partorendo
la foglia nel cancro di pioggia
spuntata dal cemento degli occhi pietrificati
oltre il punto e a capo
della visione.

Le mie vertebre sono percussioni
di sangue che si libra
nella musica scricchiolando come un errore
che l’orchestra fra parentesi dirige
traducendo e codificando
lingue sconosciute
di un fuoco che discorre
senz’anima
senza di me.

Back to Top