Avverto l’ebbra foglia sulla bocca
salpare nel silenzio. Non c’è luna
cui dire amore, la notte trabocca
dalla pelle crescendo. Si radunano
i gridi in punta alle dita, digiunano
i canti d’una sinfonia barocca.
Nell’addome un violino arde in ciascuna
nota rubata al cielo. L’oblio scocca
fulmineo al cuore un tenore profondo,
lo sparo romba più della tempesta
che fa vibrare sudari di stelle.
Tace di centinaia di trivelle
nel sangue l’aspro concerto, s’arresta
la percussione, m’uccide in affondo.

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