Dialogo immaginario

« È il tempo che hai speso per la tua rosa
ad aver fatto la rosa speciale »
disse la volpe al principe bambino.

« Ciascun ha il suo male, ed è il sale
non d’una rosa, ma della magia
d’ogni cosa » risposi, fuori campo.

« Tuttavia non per ogni cosa batte
il cuore ribelle di questo principe »
m’attaccò la volpe, dentro la mente.

« Già, l’universo non interamente
custodisco nel cuore » farfugliò
il non interpellato ancor bambino.

« Eppure sarai uomo, tu lo vedi
quel serraglio di rose sterminate?
Sarà tuo » dissi. Egli s’infiammò.

« Con tutte quelle rose coltivate
come saprò riconoscer la mia? »
pianse e l’amarezza lo circondò.

« Di certo sarai in grado » disse lei.
« Io cresco libera dentro il tuo cuore,
non in un orto di rose domestiche. »

Sbottò: « E se ti vorrò dominare? »
« Me ne andrò, viaggiando nel firmamento.
Oltre le stelle mi dovrai cercare. »

« Lo farò » disse con un grande orgoglio
nel luciferino sguardo da uomo
che la rosa, per paura, brillò.

Lui tese la mano, lei rifiutò.
« Non voglio, giardiniere d’altre rose.
Lontana per sempre, io fuggirò. »

Così provò dolore e nella notte
cavalcò le comete. Nel suo cuore
travalicò, invecchiando, l’amore.

18 Comments

  • Matteo

    31 Lug 2018 at 12:49 Rispondi

    “Favolosa”

  • Antonella

    31 Lug 2018 at 9:45 Rispondi

    Bellissima!

  • almerighi

    31 Lug 2018 at 9:32 Rispondi

    il risultato in leggibilità, scorrimento (e anche gioco, permettimelo) è notevole

  • Un cielo vispo di stelle

    31 Lug 2018 at 8:55 Rispondi

    Fantastica!
    Metricamente parlando cos’è? (porta pazienza, perdona l’ignoranza…)

    • Irene Rapelli

      31 Lug 2018 at 9:13 Rispondi

      Terzine, endecasillabi. Ho scelto questa forma in modo casuale, naturale, mentre scrivevo: m’è uscita spontanea.

      • Un cielo vispo di stelle

        31 Lug 2018 at 9:17

        Il ritmo è assolutamente congeniale a questo “dialogo immaginario”, direi. Gli dà respiro, ma lo vincola al contempo in un incedere segnato, favolistico.

      • Irene Rapelli

        31 Lug 2018 at 9:22

        Il ritmo, già: non ho inserito troppe rime per non esagerare con l’effetto “favolistico”, perché preferisco tale effetto resti un po’ sfumato. L’endecasillabo tende ad abbellire quasi ogni cosa, comunque, non so nemmeno io dire perché, ma lo riscontro, non solo nelle mie poesie.

      • Un cielo vispo di stelle

        31 Lug 2018 at 9:24

        Condivido in pieno la scelta.
        Endecasillabo come sinonimo di “eleganza”, fluidità, leggerezza…?

      • Irene Rapelli

        31 Lug 2018 at 9:28

        Sì. Qui, contrasta con il contenuto “favolistico”. Di solito conferisce solennità, ma dipende dall’argomento. La difficoltà nell’uso dell’endecasillabo è appunto nell’ottenere fluidità e leggerezza nello scorrimento del suono, non basta infatti l’accento sulla decima sillaba… ma non è nulla d’insormontabile: ci vuole solo molto, molto esercizio.

      • Un cielo vispo di stelle

        31 Lug 2018 at 9:33

        E’ un’arte, già. Con le sue regole, la sua matematica. Serve – mi vien da dire, ripensando alle doti del “giovane favoloso” – una grande predisposizione, ma anche un continuo esercizio. Una mente agile e allenata. Come le dita di un giovane violinista… Complimenti.

      • Irene Rapelli

        31 Lug 2018 at 9:41

        La parola è sia musica, sia pittura, sia architettura. Servono predisposizione, allenamento, passione. Io non sono un giovane favoloso, comunque: è solo che ho perdurato, esercitandomi, negli anni.

      • Un cielo vispo di stelle

        31 Lug 2018 at 9:50

        Beh, non volevo fare paragoni inadeguati o similaria. Era per richiamare – permettimi – una sorta di “archetipo” del poeta. Un assoluto.
        Genio, enfant prodige, e tutto quello che vuoi…
        Ogni tecnica, metodo e infine “arte” appresa nei primi anni di vita dà, nel tempo, un enorme valore aggiunto. Noi – mi voglio differenziare nel mio essere tutt’ora un cieco, istintivo autodidatta della parola narrante – noi “artigiani apprendisti”, nutriremo sempre una grande invidia e aspirazione/tensione verso quei limiti, quegli assoluti, seppur irraggiungibili.
        E va bene così. Ogni arte deve essere, per me, prima di tutto esperienza, vita, sentimento, viaggio. In questo ognuno ha il proprio bagaglio, più o meno povero, o limitato, ma non per questo deve porsi limiti, confini, orizzonti.

      • Irene Rapelli

        31 Lug 2018 at 9:58

        Quoto e sottoscrivo, totalmente. L’immagine di “artigiano apprendista” è azzeccata, perché contiene l’umiltà necessaria a scavalcare, forse, gli ostacoli, per quanto siano assoluti, irraggiungibili. Allargare il bagaglio è sempre possibile.

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