« È il tempo che hai speso per la tua rosa
ad aver fatto la rosa speciale »
disse la volpe al principe bambino.

« Ciascun ha il suo male, ed è il sale
non d’una rosa, ma della magia
d’ogni cosa » risposi, fuori campo.

« Tuttavia non per ogni cosa batte
il cuore ribelle di questo principe »
m’attaccò la volpe, dentro la mente.

« Già, l’universo non interamente
custodisco nel cuore » farfugliò
il non interpellato ancor bambino.

« Eppure sarai uomo, tu lo vedi
quel serraglio di rose sterminate?
Sarà tuo » dissi. Egli s’infiammò.

« Con tutte quelle rose coltivate
come saprò riconoscer la mia? »
pianse e l’amarezza lo circondò.

« Di certo sarai in grado » disse lei.
« Io cresco libera dentro il tuo cuore,
non in un orto di rose domestiche. »

Sbottò: « E se ti vorrò dominare? »
« Me ne andrò, viaggiando nel firmamento.
Oltre le stelle mi dovrai cercare. »

« Lo farò » disse con un grande orgoglio
nel luciferino sguardo da uomo
che la rosa, per paura, brillò.

Lui tese la mano, lei rifiutò.
« Non voglio, giardiniere d’altre rose.
Lontana per sempre, io fuggirò. »

Così provò dolore e nella notte
cavalcò le comete. Nel suo cuore
travalicò, invecchiando, l’amore.