Il sonetto che pubblico ora non è di recente data, e si collega a un altro mio sonetto, già nell’archivio del blog: Enigma.


 

O notte, o lira degli usignoli,
dimmi: v’è l’ora sulla meridiana
il cui rintocco la morte consoli
e riavvolga i tempi e la vita strana?

O nave, o faro dei più storti voli,
parla: conosci la fatica vana,
il sangue e i versi degli uomini soli
e il gelo e la paura nella tana

e l’allerta al primo frusciar di serpi?
Quivi si brucia di fame in un campo
e votarsi non si sa a quali santi.

Conosci l’amore, che uccide tanti?
Quivi la quïete precede il lampo
e ossi non ci sono più fra gli sterpi.