Disordine

Accatasto i rifiuti
dell’utero di cielo, strappo e brucio
con la luna sulla punta del dito
note sull’invisibile, l’effimero
giardino eterno, la violenza
oltre recinti di cristallo.

La torre di marciume
emana dolore sbiancato, disegna
nel silenzio degradato, come sott’acqua
il viso cereo d’un annegato, impregna
di poesia traumatica il cuore
parallelo alle labbra.

La notte circola, scollega
dalle mani come una vecchia pelle
il lenzuolo di stelle sbeccato, dallo scarico
l’infinito azzerato
che libera nel sangue il corvo
prigioniero in una gabbia.

15 pensieri su “Disordine

  1. mi piace molto come scrivi, i tuoi versi sono “immaginifici” hanno il potere di farmi “volare” oltre e non importa credo che il mio volo sia nel giusto, ma l’importante è che io possa vivermeli addosso! grazie e buona giornata

    • Grazie a te. Non importa che il volo di chi legge sia “giusto”, il bello sta proprio nel fatto che ogni volo sia differente, così che la poesia respiri e s’infiammi da sola, come allargandosi. Buona giornata.

Rispondi