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Dissociale

Ti noto. Mi giro dall’altra parte,
sgancio venti centesimi di rame
forse bronzo – sempre boh – si riparte
rullando a tutto gas dentro lo sciame
difettoso su lastre di catrame
in cui fai le veci del fermacarte
di mobili di lusso, un rottame
d’antiquariato posato in disparte
quasi obbligato a restare silente
nella gazzarra dell’appariscenza
così che con l’invisibilità
si restauri il graffito marcescente
preda d’una feroce pestilenza
della mia decaduta civiltà.