Dissociale

Ti noto. Mi giro dall’altra parte,
sgancio venti centesimi di rame
forse bronzo, sempre boh, si riparte
rullando a tutto gas dentro lo sciame

difettoso su lastre di catrame
in cui fai le veci del fermacarte
di mobili di lusso, un rottame
d’antiquariato posato in disparte

quasi obbligato a restare silente
nella gazzarra dell’appariscenza
così che con l’invisibilità

si restauri il graffito marcescente
preda d’una feroce pestilenza
della mia decaduta civiltà.

Comments

    • Lascio la poesia inalterata, per non variarne il senso: coi sonetti è più difficile modificare in modo da migliorare la scioltezza e la musicalità, senza stravolgere tutto, peraltro rientrando nelle rime finali e nel computo obbligato delle sillabe. Penso, però, che al nono verso ci siano due sinalefi che facciano stagnare il ritmo; inoltre l’ultimo verso, ritmicamente, andrebbe meglio se fosse “di questa decaduta civiltà”, ma cambierebbe lievemente il senso.

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