Do maggiore

Rami potati d’autunno non sono
usignoli fuggiti dal paese
verso le calme aurore nel frastuono
d’aulenti stelle dentro valli sospese

ma sono velocità disattese,
le speranze giovani, l’abbandono
ad altari nel mondo delle spose
spaurite di mattina, l’ultrasuono

girovago in eterno per le mie anse
ancor bagnate di lunare strada
sotto l’anziano sole rifiorita

nell’erba musicale tra le dita,
sono rubini sciolti, la rugiada
sopravvissuta a finitezze espanse.

8 Comments

  • Carlo Molinari

    5 Ott 2018 at 9:54 Rispondi

    Vedo tra questi versi un paesaggio autunnale frammisto a stati d’animo anche contrastanti ma intriganti… un bel lavoro, Irene. Le notti insonni pagano…

  • sibillla5 NADIA ALBERICI

    5 Ott 2018 at 7:41 Rispondi

    una musica diffusa…..parole melodiose….grazie Irene

    • Irene Rapelli

      5 Ott 2018 at 7:58 Rispondi

      Ciao Nadia, grazie a te (è bello sentirmi ringraziata per prima per ciò che scrivo). Irene

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