(E)go

In mezzo alle stelle ardo,

foglia di pianta che su corteccia segna
il dolore che ammanta un’esistenza indegna
ma l’uditore incanta

e non è mica un dono il lampeggiante suono
che dal labbro beffardo canta il dolce abbandono
di cui morte è traguardo,

l’attore la cui rotta va oltre il soglio ignoto
d’una parte interrotta.


Il titolo di questa poesia racchiude un po’ di megalomania, non solo il titolo: si tratta d’un mio vecchissimo testo, rivisto e snellito, proprio oggi. Essendo stato uno dei miei primi esercizi di poesia in settenari, la riuscita iniziale fu appesantita dalla metrica, che al tempo padroneggiavo come una bambina all’asilo. Ho tagliato molti versi inutili, quindi, che in origine servivano solo a fare combaciare le rime: una vera noia da leggere.