È l’ora del blues

È pigolio su diesis, ombra d’arte
il mormorio di tasti usati piano,
un silenzio di colore la parte,
agilità disattesa di mano.
È crepitio di spazzola sottile
con lo strazio dell’ardimento nero,
un ululio mosso alla luna ostile,
l’uomo del sogno casomai straniero,
un cielo dalla tristezza flautata
e s’inerpica in mezzo al blu di stelle
l’edera musicale innamorata
del vespertino lamento di quelle
e intanto morde e s’eleva di più
l’inedia attiva contro ciò che fu.