Epifania di terra

Fra me e te
l’urgenza traccia un allarme rosso
e non basta il cuore vivo frapposto alla luna
a dirmi come amare
virgole, nell’immenso fra le bare.

Sirene oblique
risvegliano dalle morti, ogni volta
ne manca solo una, è la magnolia
che fiorisce nello stomaco, ululando
da tentacoli neri come il cancro
nell’inno di trincea.

Ordine momentaneo
— corri, salta, presto. Non è tempo di fare spazio
all’inerzia di cielo. Il principe
è fuggito sul drago, un contadino
lo sostituirà, senz’ali
volerà dopo la croce con le farfalle.

Prigionieri burocratici
ritardatari nell’esperimento
ci viene servito
a cena l’oblio, liquore antico
in cui affoga per legge l’uomo.

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