Lasciami andare, eco di natura.
Non trattenermi nell’eterna danza
di foglie stanche e d’ali di pianura.
Un’ombra più soäve quivi avanza,

si cosparge di lucciole e mi giura
sia la fine dell’inutil erranza.
La porta della notte è la cesura –
stelle e mondi concordi in dissonanza

freddati nel tempo sempre più nero
lungo le traiettorie senza nome.
Durante il viaggio s’eguagliano a zero

cieli d’ossa sulla prua d’un veliero.
Non importa chi o cosa, quando o come,
ritorno quasi grumo di pensiero

e non più da straniero
il canto è l’onda – già pigola forte:
è bella la vita – grande la morte.