Poesie

Essere fango

Amo baciare splendori notturni,
odio scordare con distici nuovi
il mio ritmo dell’anima fra le ombre
ma so fare di musica respiro.
Io fui la stella condotta dal vento
su questa terra di sordida morte,
io fui polvere, ebbra di silenzio
nello spazio brulicante e contento.
Screzi di luna, con fasi in pensiero,
erano fiore nell’ampio giardino
come l’amico vero o lo straniero
al bambino più saggio d’ogni tempo.
Oggi mi nuoce la brace interiore
dandomi schiaffi, continui, al cuore
di cui odio la rima, e non mento,
lo scalpello di tuono matematico
il cui magro viatico
è il lampo caldo, l’eco che arde sola
in pianti muti, gogne e abissi certi.
E i cieli invoco, mi vengano a prendere
prima che muoia l’arpa
senza cedere.

31 pensieri su “Essere fango”

  1. LuxOr dice:

    Splendida! Endecasillabi sciolti e due settenari. Il verso finale lo leggo come una sorta di congedo “senza cedere” che mi inonda di speranza. Ci sono alcune rime interne che rendono soffice il ritmo, dolce, talmente dolce che si lascia seguire come un moto morbido di onde che coccolano i corpi dei bagnanti adagiati nei flutti. Le rime a fine verso sono molto curate. In particolare mi piacciono le due rime sdrucciole dell’endecasillabo con il settenario (matematico-viatico). Non so più cosa dire. Ogni tua poesia è per me una scoperta.

    1. Irene Rapelli dice:

      Riuscire a produrre la scoperta nel lettore è per me molto importante: avviene quando non solo il lettore legge la poesia, ma è la poesia a leggere dentro di lui.
      Endecasillabi sciolti, ma il settenario è uno solo. Il verso finale, infatti, si completa in
      endecasillabo fondendosi al verso precedente, che è un settenario finto, semplicemente spezzato per sottolineare il “senza cedere”.

      1. LuxOr dice:

        E’ vero, infatti spezzando l’endecasillabo forse hai inteso evidenziare lo stacco, la distanza del secondo emistichio isolandolo in quello che mi sembra appunto un congedo. Ho sentito così questa destabilizzazione della norma poetica, ed è quello che deve fare la poesia: rinnovarsi violando la norma. Ne è scaturito un verso di ineguagliabile fattura.

      2. Irene Rapelli dice:

        È il mio “cedere” per il momento: rompendo un endecasillabo. È una destabilizzazione presente anche nell’io. Tutte le mie poesie sono collegate.

      3. LuxOr dice:

        Perché scrivi con l’anima.

      4. Irene Rapelli dice:

        Sì, insospettabilmente, anche se poi filtro e centrifugo il tutto con regole del Trecento.

      5. LuxOr dice:

        😊

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