Baciati dalle spine, sulla tomba
tremano spigoli rotti. I crani
guardano da ante scardinate il bivio
verso la luna dal ghigno rapace.

Il pianto della rondine non svia
la meta nell’eterno circolare
dell’orologio avanti sulla morte
contro il tempo raccolto dell’amore.

Lo stormo fa cadere nell’inganno
l’intermittenza pneumatica al cuore
per smussare alla notte il logorio
che accelera l’incanutirsi al fiore.

Nella camera ardente del futuro
nemici bucano l’uovo in anticipo
profetizzando sempre primavera
nell’equilibrio sconosciuto all’uomo.

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