Maledico il mio fato, già che in alto
librasi l’ala d’oro, solitaria
fiammante eco selvaggia, dallo spalto
ai mortali vietato, e nell’aria

la sua parola verde mi sottace,
e brulica lo stormo, ancorato
nel proprio basso fondo, né mai pace
sosta lungo la riva, né lo iato

vestitosi da amore nella morte
silenzio mi concede, né la fame
m’offre l’azzurro pane, né le corte
mie ruvide ali intendono lo sciame

lanciatosi nel vuoto con le stelle,
né l’inferma verità sopra quelle.