Venga la notte con le sue falene
– a ricordare che sarà l’inverno.
Già mi bisbiglia le parole aliene
che traduco dal vuoto nell’eterno.
Sia l’immortale fra le cantilene
chiuse nel muto arroccato allo sterno.
Non salvi il cuore. Sia cibo per iene
anche l’anima dietro urla di scherno.
Levi la maschera sfatta d’azzurro
gettando gli astri al cesto dei rifiuti.
L’ultimo canto sorvoli la terra
raccattando esuli per fame e guerra.
Sieda col tacco sugli sconosciuti
– e tutti i re ne temano il sussurro.

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