Germoglio di terra

Accarezzo le stelle conficcate
sulla mia schiena come incerte falci
e mi pizzicano arse e arroventate
i microcosmi, i suddivisi echi
sotto la pelle, le favole al vespro
d’immaginarie fanciullezze andate
alle morti d’un cielo dove nacqui
farfalla polverosa nell’estate
dell’universo, ma scisse e assemblate
in membra lasse d’un corpo finito
quelle parvero ben presto affamate
d’unità sostanziali, proibite
ali ebbre di silenzio tra le insidie
del mio rifugio, e scappando via
si ruppero in gran parte, e la luce
rinchiusa nell’interno fu la scia
che trascrisse l’indizio nel brusio
d’ogni spuntata gemma dentro l’io.