Grido a piè di pagina

Frutta marcia
odora d’echi metallici — vedo
lì per caso o per arte
eserciti danzanti, la melodia diventare
sinfonia poi dodecafonia, l’assurdo
inconscio buio
fagocitare lampadine invertendo
la normalità prefrontale.
Non v’è nulla nell’universo
circoscritto da muri di croste
in fuga dal sogno — vivo
il cielo tintinnare non di stelle
e conosco fantasmi che dipinsi
nel mio gravido.
Corteccia elettrica, gemma bambina
bianca e lunare — a margine del foglio
un rimescolio illetterato
traccia forme d’alberi, cicale e firmamenti
nel tono musicale, nel grembo
vittima di spargimenti di sangue
com’edera dolcissima
scala la vetta
dilatando germogli improbabili.
Dicevo — la frutta
ancora sulla mensola. Il sogno
su dita armate di foglie.

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